Primitivo di Manduria

PRIMITIVO DI MANDURIA

"Viene prima, prima di tutti gli altri, arriva col sole che ancora spacca le pietre, s'insinua nelle nostre gole assetate quando i suoi fratelli sono ancora sbattuti dal vento sui filari, ci affranca il cuore da ogni colpa col suo colore nero ubriaco di luce e coi suoi profumi conturbanti: cos'è quella mora spremuta, quella memoria di primavera, quell'erba tagliata, quella freschezza avvolgente che nella gola si fa fuoco? Lo chiamano Primitivo e detto così sembra un vitigno senza nome, solo un aggettivo che sta lì a spiegarti qualcosa sui tempi precoci, su un tempismo antico che spiazza e disorienta, con l'uva attaccata ad alberelli a un metro dalla terra, pochi grappoli a pianta, la più bassa resa del mondo che lì viene naturale. […]

Basta saper ascoltare con l'orecchio a terra, i sussulti della terra, le acque che si insinuano tra le pietre, il rumore della zappa che spacca le zolle, il vento che non può nulla su questi alberelli, accovacciati a terra come bambini che giocano a nascondino".

MANUELA PIANCASTELLI, "Il Primitivo di Manduria e i suoi fratelli" in "Il Rinascimento del Primitivo di Manduria DOC" – Filo Editore, dicembre 2004